Ven. Apr 4th, 2025

Rossopomodoro accelera a Londra e a New York
TRE NUOVI LOCALI NELLA CAPITALE DELLE OLIMPIADI E UNO NELLA GRANDE MELA. SI RAFFORZANO LA PARTNERSHIP CON EATALY E ALTRE INIZIATIVE LEGATE A SLOW FOOD. I FRUTTI DEL PIANO DA 2,5 MILIONI ATTIVATO CON L’INGRESSO DEL FONDO CHANGE. APERTURE A MILANO E ROMA

Patrizia Capua

Napoli Del giocatore di rugby che è stato per vent’anni nella Partenope, il cinquantunenne Franco Manna conserva il fisico atletico e l’esuberanza. A Napoli, nel quartier generale di Rossopomodoro in via Toledo, creato nei saloni dell’ex sede di rappresentanza del Banco di Napoli, l’imprenditore presidente della catena di pizzerie sta perfezionando i dettagli delle prossime aperture a Londra.

Tre nuovi locali sul mercato britannico che li ha già accolti benissimo: Camden Town, inaugurata la settimana scorsa, Hoxton, pronta a metà giugno e in un centro commerciale a Watford, al via ai primi di settembre. Con un investimento di 2,5 milioni di euro. La catena di pizzerie nata venticinque anni fa nella città del Vesuvio, sulla collina del Vomero, oggi conta 143 locali. Il piano di sviluppo nell’arco di cinque anni della nuova compagine societaria nata nel febbraio 2011 con l’ingresso del fondo inglese di private equity, Change Capital, punta a triplicare il numero di ristoranti e punti vendita take-away in Italia e ad accelerare l’espansione all’estero.

Il fondo è guidato dagli amministratori delegati Stephan Lobmeyr, che si occupa di finanza, e Roger Holmes, ex ceo di Marks and Spencer, esperto di retail. «L’obiettivo è la riconoscibilità del marchio Rossopomodoro – spiega Manna – con la diffusione sul mercato italiano e estero, specie inglese dove siamo già forti e affermati, e il rafforzamento della presenza a New York».

In ottobre Rossopomodoro pianterà, infatti, un’altra bandierina nel cuore della Grande Mela. Si sta chiudendo la trattativa per un nuovo locale a Soho, progettato in società con Oscar Farinetti, il creatore di Eataly e con due dei più famosi ristoratori statunitensi, Mario Batali e Joe Bastianich. Nel megastore di cibo e gusti italiano tra la 23esima e la Quinta strada Rossopomodoro c’è già, e piace al pubblico. «Due milioni di fatturato solo per conto nostro – sottolinea Franco Manna – con Eataly siamo anche a Tokyo e in tutti i punti esteri. Ora ci lanciamo in questo nuovo investimento, 1,8 milioni di euro, puntando a un uguale successo».

La strategia inizia dalla qualità dei prodotti: nei piatti, ovunque, solo pasta di Gragnano, pelati, olio, farina, latticini a marchio Rossopomodoro che si possono anche acquistare nei negozi e su internet. «Un fatturato del 2 per cento per ogni punto vendita, ma stiamo sviluppando questo segmento per creare un fil rouge tra quello che mangi e ciò che puoi portare a casa».

La holding Sebeto, frutto della fusione di Vesevo e Sebeto, è proprietaria dei marchi e delle partecipazioni Rossopomodoro, Rossosapore e Anema&Cozze, con ristoranti gestiti direttamente, centouno in franchising fino a Gedda e Riad, e tredici affittati a terzi. I franchising sono tutte società partecipate al 100% da Sebeto. Negli ultimi quattro anni, il giro d’affari costituito dalla somma dei fatturati dei singoli punti vendita, compresi i franchising, è cresciuto da 63 milioni e mezzo di euro a 111 milioni, e il margine operativo da 2,5 a 6,3 milioni.

Per il 2012, il gruppo napoletano prevede un’ulteriore crescita del 16%. Nel sistema Rossopomodoro ruotano 2.500 persone. La società è valutata oggi 56 milioni di euro, valore d’impresa già più alto rispetto ai 53 dell’anno scorso. Nel nuovo azionariato, Change detiene la maggioranza del capitale (67%), mentre con il 33% c’è il gruppo partenopeo guidato da Manna e gli altri due soci fondatori, Roberto Imperatrice e Giuseppe Montella, che nell’operazione di joint venture ha investito 9,8 milioni di euro. Un patto parasociale delega a loro, manager- soci, le decisioni.

«Abbiamo fatto le scelte giuste», dicono. Al termine dei cinque anni che farà Rossopomodoro? «Il fondo uscirà: Entrerà un altro fondo … o la Borsa». Intanto l’espansione non rallenta nemmeno in Italia. A fine mese apre, dopo Milano, un altro Ham a Roma, il nuovo marchio “hamburger gourmet”, con carni scelte di un presidio Slow food del Piemonte. Rivive così un posto storico, l’ex spaccio di ghiaccio e birra dove è stata inventata la Birra Peroni, un locale affrescato fin de siècle alle spalle di Porta Pia, che ripete la formula già lanciata a Milano: ordinazioni via iPad, consegnato dalle hostess, dalla cucina al cliente.

Un restyling radicale inoltre è stato riservato a Pizza e Contorni, il locale storico di Napoli, family restaurant di via Massimo Stanzione. Il rinnovamento nello stile e nel conto. Tre menu, small, medium e large, a 9,12 e 13,5 euro, bibite incluse. A lato, uno dei 143 tra ristoranti e take away gestiti da Rossopomodoro nel mondo Nella foto Franco Manna presidente di Rossopomodoro. La quota dei tre soci fondatori è scesa al 33%, il fondo Change Capital ha il 67%.

da REPUBBLICA.IT

 

Di Margiov